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COMUNICATO N°2 - SIMBOLI, PLAGI E FALSITA'

Riteniamo alquanto inusuale che il Partito Comunista di Labico, piuttosto che presentare con chiarezza idee e programmi, si affanni a pubblicare post di denuncia contro il logo di una lista civica concorrente alle prossime elezioni comunali, citando un post della Portavoce del Movimento 5 Stelle al Consiglio Regionale del Lazio, la Sig.ra Silvana Denicolò (che alcuni nostri attivisti hanno prontamente contattato per ricevere delucidazioni al riguardo).

A tal proposito, ricordiamo (anzi, ripetiamo per l'ennesima volta) che la nostra lista civica "Movimento per Labico" non è assolutamente un'imitazione o un plagio delle liste ufficiali "Movimento 5 Stelle" come a qualcuno fa comodo insinuare: abbiamo un nostro statuto e un nostro simbolo del tutto indipendenti dalla realtà nazionale del M5S, pur accogliendo nelle nostre file anche alcuni suoi iscritti e simpatizzanti e condividendo gran parte dei valori e delle idee che hanno presentato nel panorama politico; il nostro tanto criticato logo, reo di scarsa originalità e opportunismo (cosa che non ci appartiene neanche lontanamente) è stato fortemente voluto, nella forma che è ormai nota, proprio dagli stessi "grillini" presenti tra i nostri attivisti, e piuttosto che far riferimento a movimenti, partiti e coalizioni nazionali, vuole rappresentare lo spirito di cambiamento e di rinnovamento che negli ultimi anni ha portato moltissimi cittadini a scegliere di mettersi alle spalle la cattiva gestione della cosa pubblica. Dietro il nostro simbolo c'è un continuo lavoro di ricerca, di cambiamento, di inclusione della popolazione alla stesura di programmi innovativi (come stiamo dimostrando in questi giorni con il nostro lavoro sul territorio labicano, in ogni casa e quartiere), senza alcuna intenzione di creare confusione con altri soggetti politici o mettere "in pericolo l'incolumità altrui o la libertà dei cittadini", per citare l'autore del post del PCL in evidente vena sensazionalistica.

Chi scrive per il Partito Comunista di Labico, pur di accaparrarsi facile visibilità e consenso anche da appartenenti a liste civiche avversarie, ha dimenticato che la bandiera del PCI, quello vero, divenuto grande con gente del calibro di Togliatti e Berlinguer, ha unito per anni tutti i lavoratori ed una buona parte del popolo italiano in un unico abbraccio lottando per l'affermazione dei propri diritti, senza pretese di essere amati o odiati come affermato dall'autore che ci ha attaccato o come hanno fatto dal 1989 le migliaia di scissioni e finti revival che hanno abusato del simbolo della bandiera rossa con falce e martello fino a farlo sparire dal Parlamento, tradendo realmente elettorato e cittadini per rintanarsi in una comoda opposizione, marginale e senza responsabilità politiche tangibili.
Dunque, dietro un simbolo un tempo così rappresentativo, si celano persone non abituate a progettare soluzioni o programmi, ma più propensi a spendere le loro abilità per attaccare liste concorrenti, magari scomodando a supporto anche personaggi politici con cui non hanno nulla di cui spartire.
Delle ideologie vuote che si nascondono dietro bandiere di antica e nobile tradizione siamo ormai stanchi, e lo ribadiremo con tutte le nostre forze.

Vogliamo infine dedicare anche un pensiero a chi, sulla scia del post accusatorio del PCL, ha colto l'occasione per lanciare le solite, vecchie e trite accuse infondate al Movimento per Labico e al nostro candidato sindaco Marco Aurelio Marcelli.
Il vostro unico modo di far politica è sminuire e infangare l'avversario, trovando di volta in volta qualcosa a cui appigliarsi pur di riversare odio e falsità, merce facilmente spendibile sui social network, dove siete soliti diffondere le vostre bugie come verità sacrosanta e inconfutabile: il motivo, manco a dirlo, è sempre lo stesso ripetuto ormai da più di cinque anni, sintomo evidente che non si è trovato nulla di meglio a cui attaccarsi per tutto questo tempo. Oggi lo ritroviamo condito da fantasiose ipotesi di accordi politici e accuse sparse su presunte decisioni autoritarie, il tutto creato sulla base di chiacchiere da bar (ovvero: becero gossip) e voglia di spararla grossa per fare sensazionalismo da salotto televisivo.

"Plagio, di solito è reato e viene punito dalla legge", scriveva qualche giorno fa uno dei maggiori esponenti di coloro descritti finora: anche la diffamazione è perseguibile per legge, per dire.

Gli attivisti del Movimento per Labico